La Scuola Cheng Ming

-La scuola Cheng Ming nasce a Taiwan come espressione dell’esperienza marziale del M° Wang Shu Jin. “Cheng Ming” era il soprannome di Wang Shu Jin e  subito la scuola Cheng Ming assume un respiro internazionale; attualmente è diretta dal M° Wang Fu Lai, allievo e successore ufficiale di Wang Shu Jin.

Il nome completo della scuola è Zhong Hua Wushu Cheng Ming Hui (”Associazione Cinese di Arti Marziali Cheng Ming”) e ha sedi permanenti in diversi paesi come Giappone, Israele, USA, Australia… oltre ovviamente alla Sede Centrale di Taiwan.

Le discipline della scuola

La pratica personale di Wang Shu Jin prevedeva:

Taijiquan (cinese semplificato: 太极拳; tradizionale: 太極拳; pinyin: tàijíquán; Wade-Giles: T’ai Chi Ch’üan; o Tai Chi), in italiano “Pugilato del polo supremo”.

Xingyiquan (cinese 形意拳; Wade-Giles: Hsing I Ch’üan), traducibile con “Pugilato della forma e dell’intenzione”.

Ba gua zhang (cinese: 八卦掌, Pinyin: Bāguàzhǎng; Wade-Giles: Pa Kua Chang), ossia “Palmo degli 8 trigrammi”.

Zhan zhuang qi gong: esercizi di radicamento e rinforzo interno, che permettono un migliore nutrimento degli organi interni e la regolazione dell’energia nei canali d’agopuntura.

Meditazione: da seduti, a gambe incrociate o in posizione naturale.

Ci si può anche sedere comodamente su una sedia, mantenendo la schiena naturalmente distesa.

La meditazione si pone l’obiettivo di unificare mente e cuore, armonizzandosi con l’organismo e l’ambiente esterno.

Le arti marziali interne praticate da Wang Shu Jin, (taiji, xingyi, ba gua), hanno molte caratteristiche comuni fra loro. Si basano tutte sulla filosofia taoista e sull’utilizzo del qi, che è il termine usato nella medicina tradizionale cinese per indicare la forza vitale. Le tre discipline spingono il praticante a coinvolgere mente, corpo e spirito. Si potrebbero meglio descrivere come forme di meditazione in movimento, attraverso la cui pratica si può raggiungere un’abilità marziale.

Queste discipline sono conosciute per il benessere che apportano ai loro praticanti, ma anche per la loro indiscussa efficacia in combattimento.

Che cos’è il Taijiquan

Il taijiquan (o ta’i chi ch’uan – “pugno del polo supremo”) è al contempo meditazione in movimento, arte marziale, ginnastica, metodo espressivo, disciplina bionaturale.

La scuola Cheng Ming di Taiwan alla quale aderiamo prevede lo studio del taijiquan e delle altre arti interne (xingyi e bagua).

La forma di taiji che pratichiamo è suddivisa in 3 parti composte ognuna da 2 sezioni per un totale di 99 sequenze. I movimenti prestabiliti, lenti e ritmici, permettono di armonizzare mente e corpo, le tecniche sono naturali e piacevoli da praticare. Il programma prevede apprendimento della forma, delle singole tecniche, delle applicazioni marziali, del tuishou (premere, espandere, cedere, assorbire) e del qigong.

Il taiji quan o “Pugilato della Suprema Polarità”, dove la polarità rinvia al concetto di YIN/YANG, è un’arte marziale che si è sviluppata in sintonia con i principi del Taoismo e della Medicina Tradizionale Cinese. Seguendo l’inclinazione con cui è praticato, il taiji quan può apportare molteplici benefici. Esso può essere al contempo:

arte della coordinazione interna e dell’equilibrio psico-fisico

tecnica di difesa personale e di combattimentometodo di meditazione in movimento

sistema per accrescere il benessere, l’energia vitale e la longevità

ginnastica per preservare lo stato di salute

aiuto per evolvere la coscienza attraverso l’ascolto e il movimento

I suoi effetti sul sistema nervoso e sulla circolazione, ottenuti attraverso movimenti lenti e naturali, sono alla portata di persone d’ogni età. A questo primo stadio d’addestramento possono subentrarne altri, nei quali i movimenti lenti si alternano a quelli esplosivi e alle applicazioni per il combattimento. I movimenti si allenano dapprima singolarmente, poi lentamente nella loro applicazione ed infine a velocità maggiore. Le tecniche di combattimento prevedono calci, pugni, percosse a mano aperta, liberazione da prese e proiezioni; possono essere eseguite con velocità e forza crescenti fino alla libera espressione personale. Ai movimenti estrapolati dalle forme se ne aggiungono normalmente altri di stretching, d’attivazione dei meridiani d’agopuntura, di respirazione e di percezione, in piedi e al suolo. L’addestramento del taiji quan comprende inoltre esercizi di potenziamento energetico chiamati qi gong(“padronanza del soffio vitale”) o nei gong (“regolazione interna”). La percezione del giusto assetto e del rapporto con il terreno, infatti, rendono possibile resistere a forti pressioni esterne o a colpi senza risentirne. Tali esercizi comprendono le posture dell’albero e i movimenti degli animali.

Forma della “Autentica Sintesi”

Derivata dalla forma classica di taiji quan dello stile Yang, è stata successivamente elaborata dal famoso maestro di pugilato interno cinese Wang Shu Jin, per inserirvi le peculiarità e gli elementi delle principali scuole interne cinesi. Il pregio di questa forma è la sua applicabilità marziale e il profondo lavoro d’attivazione energetica. Si veda il taiji della Vera Sintesi della scuola Cheng Ming.

Significato e filosofia del Taijiquan

TAI (T’AI) = alto, remoto, maggiore, troppo

JI (CHI) = estremità, polo, estremamente

QUAN (CH’UAN) = pugno, pugilato

Tai ji significa “grande sommità”, “grande asse” o “polarità suprema”, dove per polarità si intendono lo yin e lo yang; quan significa “pugno” e, per estensione “pugilato”, termine utilizzato per indicare le scuole di arti marziali.  Il termine taiji quan indica quindi “pugilato della grande sommità”.  Chiamato anche “boxe dello yin-yang” per le sue caratteristiche, rappresenta al meglio l’idea del continuo cambiamento e dell’incessante azione della natura.


Il diagramma del taiji denominato yin-yang,

divenuto famoso,

indica l’idea filosofica taoista alla base di quest’arte.


Negli ambienti taoisti, il taiji quan è sempre stato considerato come un metodo di qi gong (“regolazione del soffio vitale”) e d’alchimia interiore, oltre che una sofisticata ed efficace arte marziale.

I suoi principi

I principi ai quali il Taijiquan si richiama sono:

- L’azione deve essere sciolta, cedevole e naturale (fang song), nella pratica non si deve fare ricorso alla rigidità e alla grezza forza muscolare

- L’intenzione guida l’energia, l’energia scatena la forza interna, la forza interna causa la forza muscolare (yi-qi-jing-li); i muscoli agiscono quindi “indirettamente”, prima si muove la mente

- Si deve radicare il peso verso il basso e svuotare la parte alta del corpo dalle tensioni superflue

- L’energia si muove a spirale

- La forza attraversa gli arti inferiori e la schiena, il petto si incava e i gomiti che affondano

- Il basso guida l’alto, il centro guida la periferia, la profondità guida la superficie

- Si mantiene la forza interna lungo la linea centrale (zhong ding jing), la forza interna nasce dal centro (dan tian)

- La sommità del capo è sospesa verso il cielo

- Si deve poter sempre distinguere tra pieno e vuoto, pesante e leggero

- Si deve evitare di trovarsi in posizione di stallo, il movimento interno è continuo

- La mente è calma e vuota, l’intenzione è attiva, il corpo sciolto e pronto come una molla o un elastico.

Perché praticare il Taijiquan?

Qualche buon motivo per dedicarsi ad un’antica disciplina

 Se siete stati una volta in Cina, o per lo meno vi è capitato di vedere un documentario sul modo di vivere dei cinesi, li avrete visti nei parchi mentre fanno ginnastica e, lenti e sinuosi, “danzano” il tai ji.

Il tai ji quan, forse più conosciuto come ta’i chi ch’uan (nel vecchio sistema di traslitterazione), è una disciplina psicofisica d’antica data.

Arte marziale, ginnastica per il benessere, meditazione in movimento… il tai ji è come un vestito che ognuno può indossare a modo suo e per i propri obiettivi.

Parole di miele per i seguaci della new age!!!

Per ottenere dei risultati occorre però darsi un po’ da fare!  Ma non è poi così difficile: il movimento lento del tai ji è piacevole e, se si resiste al primo approccio dove ci si può sentire un po’ goffi e imbranati, si è ampiamente ripagati del tempo che gli si dedica.

In Cina da generazioni lo usano come sistema per raggiungere uno stato di calma fisica e mentale; molti si dedicano anche agli esercizi a due, con i quali imparano ad adattarsi ai movimenti dell’altro.  Il tuishou, “mani aderenti” o “mani che spingono”, è un eccellente sistema per accostarsi alla difesa personale e al combattimento senza rischi che permette di rendere il corpo flessibile e pronto a reagire agli imprevisti.

Le concatenazioni del tai ji aiutano veramente a rilassarsi e a concentrarsi sui propri movimenti, la respirazione, la morbidezza.

Per qualche istante, il flusso dei pensieri e delle preoccupazioni quotidiane scivola via per lasciare il posto alla sensazione di immersione nello spazio e nella nostra natura più profonda.

Il corpo si risveglia a sensazioni nuove o sepolte in chissà quali memorie e l’energia ricomincia a fluire, libera e leggera, scaldando e vivificando ogni cellula dell’organismo.

Perché in tutto il mondo continuano ad aumentare i praticanti di tai ji?

Proprio perché il tai ji non impone una visione uguale per tutti, ma offre uno strumento duttile e prezioso in molti campi: da quello ricreativo, a quello marziale, a quello meditativo, a quello terapeutico.

Nella danza e nel teatro è utilizzato per insegnare agli artisti, impegnati costantemente nell’apparire e nell’esprimere, ad essere, a vivere il movimento in quanto espressione del proprio interno.

Le persone sotto stress lo utilizzano per calmare il corpo e la mente, imparando così a regolarizzare le onde cerebrali e ad entrare nello “stadio alfa”, quella particolare frequenza d’impulsi nervosi tipica della meditazione e dello stato di calma attenta.

Negli ospedali cinesi il tai ji viene utilizzato come forma di ginnastica nel recupero della mobilità post-operatoria e come ginnastica preventiva, perché, grazie ai suoi movimenti lenti e misurati permette di stimolare la circolazione e il recupero energetico in modo non traumatico, quindi adatto ad infartuati e a persone con patologie debilitanti.

Tai ji e qi gong sono oggi guardati con attenzione anche dalla classe medica, che in alcuni casi si avvale degli esperti di queste discipline per affiancare questo tipo d’esercizi a quelli normalmente proposti.

Ci sono poi i “marzialisti”, che vedono nel tai ji un mezzo per prolungare la loro capacità in combattimento con l’avanzare degli anni e per lenire acciacchi e cicatrici dei loro esercizi precedenti.

In Australia ad esempio, un ex-lottatore di wrestling è divenuto un esperto di tai ji divulgando il proprio metodo nel mondo.  Oggi conta su un’organizzazione internazionale che lo sostiene e divulga i suoi insegnamenti: è un esempio concreto di come il tai ji stia modificando l’approccio al movimento.

In Giappone e negli USA questa disciplina cinese è di gran moda, in Italia si sta facendo largo perché a differenza di altre forme di gong fu (kung fu) più dure e dinamiche, il tai ji si dimostra più adattabile e più rispondente agli interessi di larghe fasce di popolazione.

Da tenere presente

La pratica del taiji quan aiuta a migliorare equilibrio, forza ed eleganza nei movimenti; la sua pratica costante allontana rigidità e permette di muovere tutte le articolazioni in modo dolce e misurato; i muscoli sono tonificati dai movimenti e, terminata l’esecuzione della forma, ci si ritrova scaldati e rinvigoriti.

Da tenere presente durante l’esecuzione della forma:

· Nel praticare taiji quan occorre prestare attenzione al rilassamento, alla naturalezza dei movimenti, agli spostamenti del peso, al pieno e al vuoto, al bilanciamento costante…

· Occorre inoltre mantenere le tre armonie esterne (ossia i rapporti tra anca e spalla, gomito e ginocchio, piede e mano) e le tre armonie interne (yi-qi-jing = intenzione e attività mentale, energia e respiro, forza elastica interna e rilassamento).

· Dal punto di vista delle priorità, occorre imparare a rilasciare il peso verso terra e a premere il suolo, spostare il peso avanti e indietro, ruotare utilizzando l’asse centrale, imparare ad aprire e chiudere sui tre piani spaziali (kai-he).

· Conoscere le applicazioni marziali può servire a chiarire il senso dei movimenti e contribuire a dare la giusta “consistenza” alla forma, l’eccessiva attenzione agli aspetti applicativi può però creare tensione e irrigidire l’esecuzione dei movimenti.

· Le chiavi per dare giusta densità e morbidezza all’esecuzione della forma sono il qigong (attivazione energetica) e i tui-shou (esercizi a contatto, di spinta, pressione e ascolto).

 

Cheng Ming Europe

Dojo sede di Vigano di Gaggiano (provincia di Milano), via Nazario Sauro 6